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Strappo muscolare, quali sono gli sport più a rischio

La parola strappo muscolare viene spesso utilizzato in maniera troppo generica. In realtà, è un infortunio che non va sottovalutato e che ha diversi livelli di gravità. Oltre che confonderlo con altri infortuni simili. Come ha spiegato alla Gazzetta dello Sport – Active la dottoressa Catia Pelosi, responsabile della UO di Riabilitazione Specialistica dell’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano. “Spesso le persone si confondono e credono che non ci sia differenza tra uno stiramento, una distrazione e uno strappo muscolare”, ha affermato.

Sport | pixabay @Ichigo121212

E ancora: “Nello stiramento c’è un allungamento delle fibre muscolari, che però rimangono intatte; nello strappo muscolare le fibre vengono interessate da una lesione che può essere più o meno estesa, a seconda del numero delle fibre muscolari interessate dalla lacerazione. I pazienti tendono a banalizzare o a dare poca importanza ai piccoli strappi muscolari, tanto che gli sportivi mi chiedono di riprendere subito l’attività sottovalutando le possibili conseguenze. Rispondo loro facendo l’esempio della stoffa: quando un capo di abbigliamento ha uno strappo, anche se piccolo, e non viene riparato bene, si allarga. Parimenti a quanto succede con la stoffa dei nostri abiti, anche i nostri muscoli, se non vengono riparati a dovere, vanno incontro a un allargamento della lesione. Pertanto, i tempi di recupero, diversi a seconda del tipo di lesione muscolare, vanno sempre rispettati”.

Gli sport più a rischio

Ci sono sport e sport. Per questa problematica fisica alcuni sono più a rischio di altri: “Tutti i muscoli possono andare incontro a strappi muscolari, soprattutto quelli più sollecitati dal movimento, come quelli degli arti inferiori e superiori. Naturalmente possono distrarsi o anche rompersi tutti i muscoli del nostro corpo, soprattutto se correlati a un trauma. Se c’è una grossa contusione anche le aree muscolari meno soggette a lesioni possono rompersi. Dipende molto dalla dinamica e dai processi che hanno portato alla lesione. Gli sport maggiormente a rischio sono quelli dove si usano prevalentemente le gambe e le braccia: per esempio, il calcio, la pallavolo, il basket, la corsa e il ciclismo. Allo stesso modo, anche gli sport di contatto come rugby e football americano possono portare a strappi muscolari, soprattutto nella zona pettorale e dorsale”.

Corpo umano | pixabay @Mohamed-Ben-Ammar

I gradi di gravità

Così come ci sono livelli di gravità più elevati e altri meno. Sempre come ha spiegato la dottoressa Catia Pelosi, sempre alla Gazzetta dello Sport – Active: “La gravità di uno strappo muscolare si valuta dal numero delle fibre muscolari interessate. Fino al 5% si parla di strappo di primo grado, se le fibre lesionate in una percentuale superiore si parlerà di lesione di secondo grado. Se il muscolo è completamente rotto si parla di lesione gravissima o strappo di terzo grado. Naturalmente il trattamento varia in base alla gravità della lesione. Riconoscere una lesione di terzo grado o totale è semplice perché apparirà il segno dello ‘scalino’, un avvallamento nel muscolo. Se lo strappo è di secondo grado si riconosce, comunque, un ematoma o un versamento ematico, la parte si gonfia subito ed è molto dolente. Il paziente tende a non muoversi per il dolore acuto. La lesione di primo grado invece è più subdola: il paziente sente un dolore poco importante e prosegue nell’allenamento e nell’attività. Bisogna invece fermarsi subito, perché la lesione potrebbe ingrandirsi e diventare più grave”.

Redazione Saluteweb

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