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L’attività fisica può compensare gli effetti negativi dell’insonnia: lo studio

Dormire bene e a sufficienza è un privilegio: in Italia ben 12 milioni di persone soffrono di disturbi del sonno. Hanno difficoltà ad addormentarsi, si svegliano spesso durante la notte, si risvegliano precocemente la mattina e non riescono a riprendere sonno. Ma anche dormire troppo a lungo, oltre a riposare troppo poco, si traduce spesso in un peggiore stato di salute. Tant’è che entrambe queste cattive abitudine sono legate una vita più breve. È raccomandato riposare 7-8 ore a notte ma se non si raggiunge l’obiettivo l’aumento dei livelli dell’attività fisica potrebbe ridurre i rischi di mortalità associati sia al sonno breve sia al sonno prolungato. A indicarlo è un nuovo studio, pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, che ha scoperto che l’attività fisica potrebbe contrastare alcuni degli effetti negativi legati al sonno.

Foto di Pixabay | @Daniel Reche

Lo studio

Lo studio ha dimostrato che l’aumento dei livelli di attività fisica ha ridotto i rischi di mortalità associati alla durata del sonno breve o lungo”, ha riferito l’autore dello studio Jihui Zhang dell’Affiliated Brain Hospital dell’Università medica di Guangzhou, in Cina. La ricerca ha coinvolto oltre 92mila adulti di età compresa tra 40 e 73 anni, che hanno indossato un braccialetto accelerometro per una settimana tra il 2013 e il 2015 nell’ambito della più ampia indagine della Biobanca del Regno Unito. Nello specifico, è stata classificata come breve una durata del sonno per notte di meno di sei ore, normale, da sei a otto ore, e lunga, più di otto ore, mentre il volume totale dell’attività fisica è stato suddiviso in basso, medio, alto. Durante il follow-up di sette anni, 3.080 partecipanti sono deceduti: 1.074 per malattie cardiovascolari e 1.871 per cancro.

L’impatto del sonno sulla mortalità

Esaminando in che modo l’attività fisica ha influenzato l’impatto del sonno sulla mortalità, tenendo conto di fattori che potrebbero influenzare la relazione, tra cui età, sesso, etnia, indice di massa corporea, dieta, fumo, assunzione di alcol e lavoro su turni, i ricercatori hanno osservato che in chi ha svolto poca attività fisica il dormire poco o il dormire troppo sono stati associati rispettivamente al 16% e al 37% di aumento del rischio di morte per tutte le cause. Per chi, invece, ha svolto volumi medi di attività fisica dormire poco è risultato dannoso, con una probabilità di morte per tutte le cause aumentata del 41%. Infine, in chi ha svolto elevati livelli di esercizio la durata del sonno non è risultata collegata a un rischio di morte. Nello specifico, per quanto riguarda i decessi per malattie cardiovascolari, dallo studio è emerso che per chi dormiva troppo e faceva poco esercizio fisico è stato rilevato un aumento del rischio di decesso del 69% che però spariva quando l’esercizio aumentava a volumi moderati o elevati. Per i decessi a causa di tumori è invece emerso che chi dormiva molto e si muoveva poco avevano un rischio aumentato del 21%, ma anche per loro si annullava con livelli di esercizio moderati o elevati.Risultati simili sono stati trovati per l’attività fisica da moderata a vigorosa. Infine, nei partecipanti che non soddisfacevano le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il sonno breve e quello lungo erano associati rispettivamente al 31% e al 20% di aumento del rischio di morte per tutte le cause. Rischi scomparsi in coloro che soddisfacevano i consigli dell’Oms.

Foto di Pixabay | @Sasin Tipchai

Le conclusioni

I nostri risultati suggeriscono che gli sforzi di promozione della salute mirati sia all’attività fisica che alla durata del sonno possono essere più efficaci nel prevenire o ritardare la morte prematura nelle persone di mezza età e gli adulti più anziani piuttosto che concentrarsi su un solo comportamento. In uno scenario ideale, le persone dovrebbero dormire a sufficienza e svolgere un adeguato livello di attività fisica. Tuttavia, il nostro studio indica che fare abbastanza esercizio fisico può compensare in parte l’impatto negativo di perdere una buona notte di sonno“, ha riferito il dottor Zhang.

Jennifer Caspani

Comasca, poco più che 20enne, dal 2018 scrivo per alcuni grandi editori italiani occupandomi principalmente di salute e benessere, scienze e tecnologia. L’empatia è il mio punto di forza, soprattutto se si tratta di comprendere le emozioni delle persone più introverse, ancor meglio se hanno quattro zampe, una coda scodinzolante e tanta voglia di rincorrere un bastone.

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