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La solitudine può essere dettata da una predisposizione cerebrale

Uno studio ha evidenziato che le persone possono sentirsi sole indipendentemente da quanto sia larga la loro cerchia di amici. I ricercatori dell’Università della California del Sud, guidati da Elisa C. Baek, autrice dello studio, hanno affermato di aver “scoperto che le persone sole sono eccezionalmente diverse dalle altre nel modo in cui elaborano il mondo che le circonda. Anche tenendo conto del numero di amici che hanno“.

La ricerca è stata pubblicata su Psychological Science e riporta i risultati ottenuti dai dati raccolti su un campione di 63 studenti universitari del primo anno, a cui è stato chiesto di compilare un questionario e di rispondere ad alcune domande specifiche.

Foto | pixabay @bananayota

L’attività cerebrale di chi si sente solo è diversa da quella degli altri

Nella prima fase è stato chiesto ai partecipanti di indicare i nomi delle persone con cui condividono regolarmente un pasto, dei colleghi d’università conosciuti durante il primo mese e quelli dei compagni di studio. In questo modo i ricercatori hanno potuto costruire la rete relazionale di ognuno dei partecipanti, per poterla poi confrontare con i risultati relativi alla sensazione di solitudine di ognuno di loro.

Nella seconda fase il team di scienziati ha eseguito risonanze magnetiche funzionali di 90 minuti all’intero campione. Durante le scansioni cerebrali, i partecipanti hanno guardato 14 video clip emotivamente coinvolgenti e successivamente hanno riferito quanto si sentissero socialmente connessi agli altri. Per farlo hanno utilizzato una scala della solitudine preparata appositamente dai ricercatori.

Si è scoperto che l’attività cerebrale dei partecipanti che soffrivano la solitudine era molto diversa da quella dei partecipanti non solitari. In sintesi, sembra che l’attività cerebrale di coloro che si sentono soli sia associata a un’interpretazione della realtà, delle situazioni sociali e delle amicizie diversa rispetto a quella di coloro che non si sentono soli.

Foto | pixabay @sashafreemind

Le persone sole elaborano il mondo in modo idiosincratico, il che può contribuire alla ridotta sensazione di essere capiti che spesso accompagna la solitudine“, hanno spiegato i ricercatori, “una possibilità è che le persone sole non trovino valore negli stessi aspetti di situazioni o scene dei loro coetanei“, “ciò può comportare un ciclo di feedback rinforzante in cui le persone sole si percepiscono come diverse dai loro coetanei, il che a sua volta può portare a ulteriori sfide nel raggiungere la connessione sociale“, “un’altra possibilità è che la solitudine stessa possa portare le persone a elaborare le informazioni in modo diverso”, ha concluso il team.

Giuliana Presti

Laureata in Giornalismo e Cultura Editoriale presso l'Università di Parma. Scrivo di cinema, cultura e attualità e amo la fotografia e la buona musica.

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