In questo articolo andremo a esaminare nel dettaglio un tipo di infortunio che riguarda diversi sportivi: la frattura da stress
Le fratture sono tra gli infortuni più comuni tra chi pratica gli sport più disparati. In medicina, per frattura si intende un’interruzione dell’integrità parziale o totale di un osso. Questo fenomeno si verifica generalmente a seguito di un impatto, come una caduta. La frattura può essere classificata come diretta o indiretta: nel primo caso, la lesione si localizza nella zona colpita, mentre nel secondo coinvolge un osso distante dalla parte interessata dal trauma. Le fratture si distinguono inoltre in composte, scomposte ed esposte. In una frattura composta, le due porzioni dell’osso restano nella loro posizione anatomica; nella frattura scomposta, invece, i frammenti ossei perdono il loro allineamento naturale e risultano spostati. La frattura esposta, infine, comporta la fuoriuscita dell’osso attraverso la pelle, causando una lacerazione cutanea. In questo articolo, però, andremo a esaminare un particolare tipo di frattura: quella da stress. Ecco tutto ciò che c’è da sapere a riguardo.
La frattura da stress è una piccola lesione ossea, una rottura parziale dell’osso provocata da un sovraccarico funzionale, dovuto a sollecitazioni ripetute nel tempo. Più della metà delle volte, interessa la parte inferiore della gamba, in particolare i metatarsi del piede, ma può colpire anche femore, bacino e tibia. Si tratta di una forma di frattura che si riscontra prevalentemente tra sportivi, corridori e militari. In passato veniva infatti definita frattura da “piede da marcia”, poiché era particolarmente comune tra il personale militare. Ma quali possono essere le cause e i fattori di rischio?
Le fratture da stress sono comunemente causate da un’attività fisica continua e ripetitiva, tipica, come accennato in precedenza, di marciatori, corridori e saltatori, che eseguono movimenti fino a un sovraccarico eccessivo. Anche i ballerini classici, soprattutto quelli che lavorano intensamente sulle punte, sono particolarmente a rischio, poiché lo sforzo si concentra principalmente sulle ossa metatarsali.
I fattori di rischio per le fratture da stress possono essere suddivisi in intrinseci ed estrinseci.
Tra i fattori intrinseci, cioè quelli legati alle caratteristiche personali, si annoverano:
I fattori estrinseci includono invece:
Il sintomo principale della frattura da stress è un dolore ben circoscritto nella zona interessata. Nelle fasi iniziali, il fastidio può comparire dopo uno sforzo fisico prolungato e intenso, diminuendo con il riposo. Nelle fasi successive, invece, il dolore tende a diventare più intenso, al punto da impedire l’attività fisica e persistere anche in assenza di movimento o carico.
A differenza delle fratture acute causate da trauma, le fratture da stress non comportano una rottura completa dell’osso. Sono microfratture ripetute che, se trascurate, possono evolvere in fratture complete e portare alla formazione di un callo osseo, il risultato del processo fisiologico di riparazione del danno osseo.
La diagnosi della frattura da stress si basa inizialmente sulla raccolta dettagliata dei sintomi riportati dalla persona. È importante approfondire vari aspetti, tra cui:
Durante l’esame fisico, la persona può presentare dolore localizzato alla palpazione e, in alcuni casi, gonfiore nell’area interessata. La radiografia è l’esame di riferimento per confermare la diagnosi, anche se la frattura può essere visibile solo dopo circa 2–3 settimane dall’inizio dei sintomi. Questo ritardo è dovuto al fatto che la frattura diventa evidente solo con il continuo stress sull’osso. Altri esami utili per la diagnosi includono la tomografia computerizzata (TC) e, in ultima analisi, la risonanza magnetica (RMN).
Il trattamento prevede riposo funzionale e rimozione della causa del sovraccarico, oppure immobilizzazione dell’area interessata tramite un tutore o un gesso, associata a terapie fisiche come le onde d’urto. L’intervento chirurgico è raro e necessario solo in situazioni particolari.
La frattura da stress rappresenta un segnale per apportare modifiche: il rischio di recidiva è strettamente legato alle abitudini che l’hanno causata. Se, dopo un episodio di frattura da stress, si riprendono le stesse attività senza modificare il comportamento e senza rispettare le necessità funzionali del corpo, il rischio di recidiva aumenta considerevolmente. La stessa logica si applica a eventuali carenze metaboliche: se non viene corretta una carenza di vitamina D, il rischio di sviluppare un’altra frattura da stress rimane elevato.
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